Ali Kenanoğlu ‘Corriere della sera’ gazetesi röportajı

L?accusa

«Erdogan sta giocando sul filo della guerra civile pur di restare al potere»

DAL NOSTRO INVIATO ANKARA Ali Kenanoglu è uno dei visi più televisivi del Partito Democratico del Popolo, l?Hdp, perché spesso va in tv. Eppure non è curdo, ma alawita come il presidente siriano Assad. Lui spiega così l?apparente anomalia: «L?Hdp è una piattaforma di democrazia radicale. Ci sono femministe, omosessuali, yazidi, armeni, cristiani, laici e islamici ortodossi. Insieme siamo solo una frazione dei curdi, ma ci sono anche deputate Hdp completamente velate».Perché sostenete che sia stato il governo del presidente Erdogan a favorire la strage di sabato?«Perché Erdogan ha bisogno di un nemico. Ha bisogno di polarizzare la società per ergersi a difensore dell?ordine».Effettivamente la tensione è alta…«Il futuro dipende dalla dirigenza Hdp. Se Erdogan voleva convincerci a lasciare la corsa elettorale, ha mancato l?obbiettivo. Se voleva spaventare la società civile, secondo me ha sbagliato ancora di più perché tutti hanno capito di chi è la responsabilità dei morti».Ankara è piena di bandiere turche a sostegno del governo, ma allo stesso tempo ci sono cortei di protesta ovunque. Come dire: o con il governo o con l?Hdp.«Erdogan gioca sul filo della guerra civile. Pur di mantenere il potere è disposto a veder correre il sangue. La minaccia cresce dal giugno scorso: le bombe al nostro comizio a Dyarbakir, le squadracce nazionaliste contro le nostre sedi, la strage di pacifisti a Soruc, la carneficina di sabato sulla piazza della stazione. Tutto collegato. Da voi si chiamava strategia delle tensione».I terroristi curdi del Pkk si sono chiamati fuori proclamando una tregua unilaterale.«Non credo basterà a fermare questo disegno. Chi ha rotto la tregua non è stato il Pkk, ma è il governo ad aver chiuso i negoziati. Erdogan ha persino giocato con lo Stato Islamico pur di sbarazzarsi dei curdi. E questi sono i risultati».© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nicastro Andrea

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(12 ottobre 2015) – Corriere della Sera

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